...Interrompo un attimo la mia storia per narrarvi cosa mi è accaduto questa sera...
...come al solito ero all' Irish con altri, poi io ed Ema s'è preso e siamo andati prima al Nicola's e poi incittà, in Piazza S.Maria...
...in suddetta piazza si trova un pub chiamato Betty Blue...pub in cui, fra l'altro, ho bevuto la mia prima birra...ma questa è un'altra storia...
...inosomma, io ed Ema andiamo a vedere chi c'è in giro...osserviamo dalla strada...
...ed allora io noto una ragazza bionda, fra i tavoli, che sta servendo un paio di birre...e tempo 5 secondi la riconosco...
...Kyra, una vecchia amica che ha abitato qua vicino a casa mia qualche anno fa (6 anni boni boni)...
...subito mi si illuminano gli occhi...cioè, avevo perso sue notizie....pensavo fosse tornata addirittura in Inghilterra o chissà chè...
...molte volte mi sono chiesto che fine avesse fatto...
...ed ora eccola lì...
...non è cambiata per niente...alta, bionda, quel nel sulla guancia destra, quegli occhi dal colore indefinibile... era ancora la bella ragazza di un tempo...quella che riusciva a mangiarsi un barattolino di Nutella in 10min con le dita...
...mi fiondo da lei...
...(le batto sulla spalla) "Kyra!!!...ti ricordi me?!!?!?"
...una gioia rivederla dopo così tanto tempo...
...la risposta...?
"No"
...prende e se ne torna dentro il locale...
...Io rimango perplesso 10 secondi...la vedo al bancone...
...ci riprovo...
..."Kyra, sono Diego...di San Ginese...ricordi?"
...lei mi guarda...avete presente quando vi chiedono le indicazioni per la strada e voi rispondete "sempre dritto"...?...
..."Non ricordo...scusami..."
...troppo per me...resto un'altro paio di secondi in silenzio, mi giro, sbalordito...
...e subito la delusione...
...ricordi di un'estate che scivolano su una parete di ghiaccio...
...ed io che me ne vado senza parole...
...Ecco, questo è quanto...e ancora non ci credo...non riesco neanche a trovare le parole adatte a commentare la scena...la mia felicità nel rivederla...la sua freddezza...eppure fu un'estate divertente...lei, Natalie e tutti gli altri...maledizioni lanciate ad una catena che si spezza, i gavettoni sotto il diluvio, le risate sul bus...
...tutto questo l'ha dato alle fiamme?
...
...brucia il ricordo prima che lui bruci te...
A Sad Story - Chapter Five (Rebirth)
…
…Christabella…
…un nome che risuonava in un’abisso incolore…un nome che mi avvolgeva, mi proteggeva, mi impediva di perdermi nella tenebra…
…dov’ero?...
…Misericordia…se ci penso rabbrividisco…a quasi un secolo di distanza…
…fu una sensazione singolare…il mio corpo era leggero, i miei sensi intorpiditi…pensavo ma non pensavo…respiravo ma non respiravo…
…Christabella…
…ancora quel nome…questa volta però era come il palpito di un cuore…lontano, flebile ma chiaramente percettibile…
…un altro battito…
…era il mio cuore…chissà perché fino a quel momento non l’avevo percepito…o forse non vi avevo prestato attenzione?…e se fossi veramente morto?…forse stavo resuscitando?…quel nome mi scuoteva a tal punto?…ma soprattutto, se ero morto…come era successo?…non riuscivo a ricordare…
…Christabella…la sola cosa certa…
…e quel battito che aumentava sempre più…mi sfiorava, mi circondava, mi riscaldava tanto da spazzar via il timore di quel mondo ameno…
…stavo rinascendo …
…sentivo qualcosa pervadere in me…una nuova forza scorrermi nelle vene…calore…fuoco…magma incandescente…
…nelle mie vene, nel mio cuore…
…
…e fu allora che aprii gli occhi…
…la vista annebbiata…non vedevo…ma sentivo, avvertivo di nuovo il mio corpo…
…una sensazione meravigliosa…nuova linfa in me…
…e d’improvviso me ne accorsi…
…le mie labbra premevano su di una superficie lattea, soffice…
…e succhiavo…si, ingerivo quella linfa avidamente, come un uomo che scova una fonte in pieno deserto…e ne volevo ancora e ancora e ancora…
…la vista si andava schiarendo…
…un polso…
…la cosa che stringevo fra le mani e baciavo ardentemente era un corpo umano…
…ma non mi fermai…continuavo ad ingerire…
…ingerivo come lo zelante che intende carpire ogni segreto del libro che tiene fra le mani…ogni parola, ogni singola lettera…la verità che si svelava a poco a poco, ma che ancora non era abbastanza…di più, ancora di più…come se ogni singola goccia di quel nettare divino contenesse un frammento unico di quella verità…ed io la volevo completa, la bramavo con tutto me stesso…
…i miei sensi si acutizzarono, i muscoli ripresero vigore.…
…la creatura che poco prima mi aveva tolto la vita me ne stava donando un’altra…
…mi pervase un senso di potere, di onnipotenza…
…
…poi, quell’essere dai tratti femminili, mi allontanò dal suo abbraccio…lo fece con una tenera forza…non voleva farmi del male: fu un gesto deciso, ma dolce…
…mi abbandonai fra le su braccia…sorridente: ero sazio…
…notai il suo braccio: la ferita si stava rimarginando…
…ma che importanza aveva?…venuto alla morte per tornare alla vita…in quell’istante la mia mente era vuota…non badavo più a ciò che avevo intorno…
…giacevo fra le braccia della morte dopo aver bevuto da Lei…riposavo su quel grembo che sa partorire unicamente orrore e disperazione…
…e consolazione…?
…oh sì, consolazione…
…la mietitrice…
…la tenebra…
…la madre…
…
…Christabella…
_______________________________________________________________________
...
…I miei interventi diventano sempre più sporadici…aaah, è un periodo un po strano…tranquillo fondamentalmente, ma non poi così pieno di ispirazione…o forse quello che manca è la voglia di mettersi di buona volontà e materializzare l’immaginazione…in ogni modo, proverò a scrivere capitoli più corti e più spesso…
…Sperò possa partire presto anche il progetto con Kyra e Nero per un nuovo blog dove coopereremo per buttar giù qualcosa di nuovo ispirandoci a vicenda…
…In attesa di tutto ciò suddetto, prendo congedo…
…un bacio scarlatto…
…ps. Pensavate che la saga fosse finita, eh? : p
E invece era solo la fine del Flashback…però…Laura…mi mancherà…
A presto!!! J
A Sad Story - Chapter Four (Laura Pt.III)
Furono gli anni più felici della mia vita mortale…io e lei…di nuovo insieme tutto quel tempo…
anni passati in solitudine fra gelide mura e oscurità illuminata da flebili speranze…ma quando oramai anche quelle piccole candele stavano per spegnersi, piegate dal terribile soffio del destino, ecco che lei era di nuovo accanto a me…e mi sorrideva e mi teneva la mano proprio come allora…e proprio come allora sentivo il suo calore fondersi con il mio, divenire tutt’uno ed esplodere all’interno del mio cuore…ed io lo assaporavo sulle sue labbra, sul suo seno…quel calore che ora non riesco più ad avvertire…
…quella notte restammo nel giardino fino all’alba…fino al sorgere del sole ci raccontammo tutto ciò che avevamo passato…la morte di mia madre, i miei fratelli che se ne erano andati chissà dove…ma soprattutto, di tutte le lacrime versate nel silenzio della notte, quando confidavamo alla luna piena i nostri desideri e ci lasciavamo andare allo sconforto…eravamo lontani…
…lei mi narrò di un sogno che le capitava spesso di vivere…
…si svegliava in una radura in mezzo al bosco…la luna piena ed il cielo stellato…un gelido vento le carezzava i capelli…
…si guardava attorno, spaesata, spaventata…rabbrividiva per il freddo…e restava immobile, in attesa di qualcosa, di un segno…
…ed allora mi scorgeva in lontananza…
…un sorriso le si dipingeva sul volto: si incamminava verso di me…
…ma giunta a pochi passi, qualcosa le impediva di proseguire…qualcosa si parava fra me e lei…un’ostacolo invisibile…un muro di vetro…
…attonita restava a fissare me dall’altra parte, poi, presa dallo sconforto, iniziava a percuotere quella barriera…colpiva, colpiva e colpiva di nuovo…e gridava…gridava con tutta la voce che aveva in corpo…ma io non potevo sentirla…la guardavo, ma non riuscivo a sentirla…e lei ne era consapevole…
…quando oramai non aveva più forze crollava a terra graffiando con le unghie l’ostacolo etereo…nessun suono…ed io mi voltavo e me ne andavo…
…allora, presa da un’ultimo impeto di rabbia, percuoteva un’ultima volta ed il muro si infrangeva in mille pezzi, ma sempre senza alcun rumore…i frammenti le ricadevano addosso e la ferivano, lacerando la carne viva…
…giaceva a terra…
…le lacrime le appannavano la vista…la vita le fuoriusciva dalle vene recise…un lieve tepore…un senso di abbandono…presto il dolore sarebbe cessato…non mancava molto…si lasciava andare…chiudeva gli occhi…
…
…ed ecco che si sentiva cingere la vita, avvertiva un calore familiare…
…io la stavo abbracciando, cullando…sorridevo…e nelle orecchie lei si sentiva sussurrare…
…”destatevi”…
…”destatevi”…
…le sfioravo lievemente le labbra con il mio bacio…
…oscurità…
…
…allora si ritrovava nel proprio letto…gli occhi umidi…un dolce sapore sulle labbra…e la speranza che, un giorno, quel muro che ci separava si fosse realmente infranto…
…
…ci amammo…oh, sì…vivemmo felici, per un pò…ed i nostri sentimenti colorarono di nuovo quel giardino in rovina…aleggiavano nell’aria, danzavano nei raggi del sole, splendevano nella rugiada…
…risistemai il sentiero con pietre ancora più belle e lucide, curai le piante che stavano morendo come una madre bada al figlio in fasce, rimodellai l’angelo caduto…
…la fontana zampillava di nuovo e spingeva i propri getti d’acqua ancor più in alto rispetto a un tempo…piantai nuovi fiori acquistati da viaggiatori provenienti dall’est…al che rimasi estasiato…
…eccolo…
…il giardino di allora…
…
…quanto tempo passammo in quel luogo…ogni giorno, al tramonto, ci sedevamo ai piedi della grande quercia e restavamo abbracciati fino a chè il sole non se ne fosse andato…rimanevamo rapiti da quello spettacolo, da quei giochi di colore…incantevoli sfumature rosee dipingevano il cielo e le nuvole…gli ultimi raggi ci carezzavano lievemente il viso, scivolando poco a poco sui nostri corpi…l’astro morente ci cullava con il suo dolce sangue…egli, nel suo ultimo impeto di vita, riesce a sciogliere con tenere carezze ogni colore…tutto si fonde in un’unica sfumatura color porpora, la natura innalza un canto inimitabile, le note sublimi aumentano di valore…sempre più…sempre più…
…
…l’estasi…
…il sole giace al di la delle montagne,disteso sul fondo di un oceano stellato…e ciò che resta è silenzio e pace…l’armonia è sfumata…gli animi sereni…l’amore rinnovato…il nostro…
…
Ahimè, quegli istanti…perché ancora turbano il mio cuore?…Laura, se voi foste ancora con me…se aveste ricevuto il mio bacio scarlatto…cosa ne sarebbe stato di noi?… per l’eternita avremmo passeggiato fianco a fianco?… le nostre dita sarebbero rimaste intrecciate fino alla fine dei giorni? …il vostro bacio avrebbe riscaldato il mio cuore in questa interminabile notte?…
…questo non so dirlo per certo…
…ma una cosa…
…lo avrei tanto desiderato…
…
…e a tal pensiero i miei occhi si velano di rosso…rosso fuoco…bruciano…
…proprio come quel giorno…
…
…quei suoni gutturali…risuonano sempre nella mia testa…inizialmente erano sporadici…poi si fecero sempre più frequenti…e ben presto furono accompagnati da piccoli mancamenti…
…lei diceva di star bene, ma non ne era convinta…per niente…potevo leggerle la preoccupazione negli occhi…avvertire il timore nelle piccole mani tremanti…assaporarla nella goccia scarlatta di un bacio…
…capii che la situazione era molto seria…ed in breve tempo andò peggiorando…
…chiamammo un medico dalla città…la visitò…
…mi prese dunque da parte e parlò nel proprio linguaggio erudito…
…in quel corridoio animato dagli ultimi spasmi del giorno che se ne stava andando, seppi che Laura, ben presto, mi avrebbe lasciato di nuovo…e questa volta per sempre…
…
…non parlai, non proferii parola alcuna…rientrai nella camera ove giaceva la mia bella, richiusi dolcemente la porta, e mi avvicinai a lei…
…rimasi assorto, rapito da quella bellezza assopita…quei capelli corvini che si diramavano sul cuscino sgualcito…li carezzai…le sue palpebre vibrarono di vita…si schiusero…sorrisi…
…le sussurrai che con un po’ di riposo sarebbe guarita…
…ma un brivido mi scese lungo la schiena…una menzogna…non era altro che una menzogna…stavo mentendo alla mia Laura…lei non sarebbe guarita…lei non avrebbe mai più passeggiato serenamente nel nostro giardino…niente più baci, niente più carezze…
…e allora scoppiai in lacrime…non riuscii proprio a resistere…
…lei capì…
…fece scorrere le dita sulle mie guance solcate dalle lacrime…
…mi abbracciò…
…labbra consolatrici…
…con i baci terse il pianto dal mio viso…
…giacemmo insieme molto a lungo, mano nella mano…in silenzio….mi calmai…
…lei parve serena, se mi è concesso di usare questo aggettivo…e non capivo come poteva esserlo…
…
…ma nell’ultima ora, tutto mi fu chiaro…quando lei, oramai allettata, mi chiese di condurla un’ultima volta sotto la grande quercia, proprio come un tempo…
…l’aiutai a vestirsi, a lavarsi…la pettinai con minuziosa cura…la cosparsi di unguenti profumati…
…
…giunti che fummo al luogo desiderato, al tramonto, ci sedemmo ai piedi della quercia…
…Laura era molto debole ed io la guidai …
…i suoi capelli si spargevano sul mio grembo…
…le carezzavo il viso…
…il sole morente proiettava una luce particolare negli occhi della mia diletta…riflettevano una dolcezza mai veduta…o forse, quel barlume che le leggevo era il simbolo della consapevolezza…il desiderio di vivere serenamente l’ultima ora…
….a quel pensierò, una lacrima mi corrose il cuore, scivolò lungo la guancia e cadde sulla fronte di Laura…
…le mie labbra tremavano…
…mi chinai lentamente…
…le asciugai la fronte con un tenero bacio…poi la guancia…poi le labbra…
…ancora non lo sapevo, ma quello fu l’ultimo bacio…
…
…mi risollevai, la fissavo…lei pure…dunque mi decisi a chiederle come poteva essere così serena, pur essendo consapevole del proprio stato fisico…mi rispose che era innamorata di me sin dal primo giorno in cui ci incontrammo nel mio giardino…quella sera che la seguii, o che fui forse invitato a seguirla, fra i sentire lastricati fino ai piedi dell’angelo invidioso…mi disse che io l’avevo attesa tutto quel tempo, quando fummo separati…e di come la curavo nei suoi ultimi giorni di sofferenza…
…a stento trattenevo le lacrime…
…mi ringrazio di tutta la dolcezza donatale durante quei, pochi ma intensi, anni che vivemmo assieme…
…il sole stava per annegare nel suo stesso sangue…
…un’ombra calò sul viso di Laura…
…con le poche forze rimaste, fece forza sulle braccia e sollevò lentamente il viso verso il mio…le lue verso le mie labbra…era scossa da brividi, ma non si arrese…
…si sollevò ancora un poco…oramai era vicina al mio mento…
…ero pietrificato…
…riuscivo ad avvertire il suo calore sulla mia bocca, le sue dita si protesero verso il mio collo…
…delicatamente lo cinsero…
…le labbra erano così vicine…
…si sfiorarono, come la brezza del mattino carezza il mio viso, quando è ora di tornare…
…
…
…
…e le sue dita scivolarono via dal mio collo…le labbra si allontanarono trattenendo quell’ultimo respiro che io non avvertii…la testa ricadde all’indietro, sulle mie braccia arrivate a sostenerla…le dita caddero sul fogliame bronzatati…i capelli si sparsero come le pennellate di un’artista ubriaco…
…il sole se ne andò dietro a quelle montagne che parevano oramai onde minacciose …le stesse onde di quell’oceano che l’aveva appena inghiottito…
…sul fondo di quel mare profondo lui riposerà, sognando del mattino in cui risorgerà in tutto il suo splendore…
…ma nell’abisso in cui era appena precipitata la mia diletta…
…
…sogno è luce…
………………..
………….
…
…………
……………….
…e qua mi ritrovo…a far rivivere Laura sulle pagine dei miei diari…nutrita di inchiostro…sotto una pioggia di lacrime…
…quel giorno, con lei se ne andò anche la mia anima…
…Lord Diego perì, stroncato da un’autunno inclemente ed egoista…
…
…e ciò che sono adesso…
…ancora non lo comprendo…
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Aaaaah...dopo settimane di assenza sono riuscito a terminare quest'ultimo capitolo....Ringrazio Lady Alissia (o Laura?)...delle incantevoli visioni ispiratemi...sopratutto quella del sogno...anche se forse non sono riuscito a renderla a l massimo...comunque...
...ringrazio tutti dell'affetto!!!...ne sono troppo felice!!!...
...a presto!!!
A Sad Story - Chapter Three (Laura Pt.II)
Passarono gli anni, inesorabilmente, uno dietro l’altro…mi vedevo crescere…diventare un’uomo…
…le responsabilità iniziavano ad accumularsi sulle mie spalle…mio padre era morto di polmonite…ed io dovevo badare al sostentamento della mia famiglia…
…è buffo…gli umani sono così fragili e indifesi…basta un soffio e si piegano come i giovani arbusti…eppure…è proprio questo che ancor mi affascina di loro…nonostante ciò, essi non si arrendono mai…
…a volte mi domando cosa li spinga ad andare avanti, pur sapendo che la vita gli riserverà unicamente sofferenza e morte…alcuni si affidano alla fede…credono esista un Dio, una presenza creatrice e onnipotente che imperscrutabilmente muove i destini…
…molte notti ho vagato…molte notti passate nei luoghi dai mortali ritenuti sacri…chiese, cimiteri…e le uniche cose che vi ho trovato sono fame, tristezza e morte…nessuna traccia di un Dio di carità e amore…nessuna speranza…immortali angeli di pietra, ai piedi dei quali si radunano disperati in cerca di….solidarietà?…è questo che riesce a tenere accesa la fiamma della lor flebile speranza?…chissà…
…misericordia…mi sto ritrovando a divagare troppo…stavo dicendo…
…la mia famiglia si stava impoverendo…fummo costretti perfino a vendere molte delle nostre proprietà…con rammarico…e mia madre si stava ammalando…
…i miei fratelli minori se ne erano andati in cerca di fortuna…ma io rimasi…ero molto legato a mia madre…i ricordi si accumulavano nella mia testa…
…rammentavo quando, da bambino, mi teneva compagnia prima che cadessi fra le braccia del sogno…era solita narrarmi la favola del lupo solitario…quel cucciolo che non aveva amici, né affetti…ma solo i propri sogni a tenergli compagnia nelle gelide notti invernali…c’era qualcosa in quella figura che mi affascinava…
…no…è che forse…io mi sentivo un po come quel lupo…
…e mia madre mi sorrideva e mi abbracciava e baciava teneramente la mia fronte…tutte le tristezze svanivano, sciogliendosi in dolci visioni…nell’etereo immaginare…
…
…per lei scelsi la pietra più bella…sacrificai i miei risparmi…rinunzia ai piaceri…la ornai dei fiori più belli…
….quel giorno era incantevole…
…giaceva con un candido vestito di seta, ornato di fiori ricamati minuziosamente a mano…sorrideva…le labbra erano di un rosso tenero…le sue palpebre racchiuse in una cornice scura, ma delicata…il suo viso così liscio che pareva carezza del vento sulle nubi…i capelli corvini le graffiavano le guance così delicatamente da sembrar disposti uno ad uno con infinita pazienza…
…aveva le pallide dita incrociate sul grembo…stringevano una rosa…una rosa rossa…e petali erano sparsi sul seno e le donavano un profumo inebriante…
…quell’immagine la porterò sempre con me…era splendida…
…poi la terra ricoprì il suo volto…il fango macchiò il vestito delicato…la rosa fu sepolta…
…feci ergere una statua…una donna di pietra che osserva le stelle…con sguardo perso verso un punto indistinto nel cielo…ed una rosa caduta ai suoi piedi…
…quello fu il simbolo del mio cambiamento…iniziai infatti a pensare…io che ero solito non credere in qualcosa, mi ritrovai ad immaginare mia madre vagante nell’oscurità…alla ricerca di qualcosa…un qualcosa che né lei, né io, sapevamo cosa fosse…nei sogni mi tormentava….vedevo una mano sporca farsi breccia attraverso il fango della sepoltura…e lei che ne usciva….orrenda, seminuda, scomposta….e veniva a cercarmi per trascinarmi nell’abisso che l’aveva inghiottita…perché non vi era luce…e lei si sentiva tremendamente sola…
…mi svegliavo e piangevo…
…presto non ebbi più nemmeno il coraggio di tornare al cimitero…me ne stavo in un angolo di quella casa…silenziosa, vuota….e davanti ai miei occhi passavano i fantasmi dei tempi che furono…bambini che giocavano…mia madre che preparava la cena…
…di nuovo silenzio…e sofferenza…
…e la decisione…
…non potevo continuare così…
…mia madre se ne era andata…e la mia vita l’aveva seguita…
…mi aveva abbandonato come fece Laura tempo prima…
…
…fu allora che qualcosa si smosse…
…sentii dei passi risuonare nella notte…
…la mia immaginazione?…a tal punto la pazzia aveva stretto il suo dolce abbraccio?
…sentii un canto…una melodia che delicatamente attraversava la finestra aperta sulla notte…un’armonia senza tempo…eterea ed irraggiungibile…
…istintivamente mi alzai e mi lanciai verso il balcone…
…non poteva essere…eppure quel suono pareva familiare…un ricordo che stava sbiadendo dalle pagine della mia memoria…un sapore che si stava ormai fondendo con quello di una copertina rilegata dal tempo…
…eppure…
…ora la sentivo come allora…le mie dita rammentavano il ruvidoso fruscio di quelle pagine…e di quel capitolo che tanto amavo…e che spesso mi soffermavo a leggere e rileggere….
…quel capitolo intitolato: Laura…
…guardai nel giardino illuminato dalla luna piena e vidi un’ombra…
…un’ombra che si aggirava furtivamente…
…scesi in fretta e mi ritrovai in quel luogo che custodiva i segreti del tempo passato…
…rividi l’ombra che fuggiva dietro al muretto interno…
…la seguii…
…
…si muoveva delicatamente quella figura…e, al contrario di prima, i suoi passo non producevano alcun rumore…alcun suono…erano come foglie dorate strappate con avidità dal vento d’autunno…vi era grazia in esse…in quei movimenti…in quel lieve bacio al terreno dove avrebbero riposato per sempre…
…la persi…il mio immaginare mi aveva strappato alla realtà e rimasi immobile…smarrito…
…ripresi coscienza…una goccia mi aveva sfiorato la guancia…poi un’altra…e un’altra…inizio a piovere…
…poi, senza più indugiare mi diressi verso il cuore del giardino…e lì la vidi…
…sulla pietra della fontana giaceva distesa quella figura…indossava un mantello…
…una folta chioma nera fuoriusciva dal cappuccio, rendendo invisibile il viso…rimasi paralizzato…
…si destò…
…con delicatezza paragonabile allo schiudersi del più bel fiore primaverile si liberò del mantello, ormai zuppo d’acqua…
…un brivido…conoscevo quel viso…gli anni l’avevano modellato come avevano modellato ed eroso l’angelo al centro della fontana…angelo che tendeva le mani verso la ragazza come a carpire il segreto di cotanta bellezza sfuggevole al tempo…
…in quel giardino abbandonato e lasciato alle cure degli anni, lei risplendeva come allora…
…mi avvicinai…e vidi i suoi occhi…quegli occhi scuri e profondi…l’espressione era cambiata…quegli occhi erano incastonati in profondità come una pietra preziosa su di un anello altrettanto caro…anello che adornava una mano così aggraziata e pura…che il suo valore diventava inestimabile…
…aprii la bocca per dire…
…non so cosa volessi dire…ricordo unicamente che la sua mano con fare gentile me lo impedì…e le dita si posarono sulle mie labbra…
…rimasi immobile mentre lei spostò la mano lievemente verso la mia guancia, sfiorandomi i capelli…
…si portò poi verso i miei occhi e guidò la lacrima verso la mia bocca…
…salata…ma dolce…amara come tutto quel tempo passato in solitudine, dolce come un ricordo che impediva a tale solitudine di mutare in pazzia…
…mi sorrise con disarmante tenerezza e si porto quelle dita così cariche di miei sentimenti alle proprie labbra…
…il sorriso si spense…come se in una lacrima avesse letto ed assaporato tutto quel tempo…
…una lacrima le rigò il volto e si fermò all’angolo destro della bocca…
…le passai la mano delicatamente intorno all’esile collo, ma al di sotto di quel velo che erano i suoi capelli…
…le asciugai la lacrima con le labbra…
…scoppio in mille e più lacrime e si strinse a me…sentivo il calore di quel pianto sul mio collo e avvertivo i suoi sentimenti palpitanti sulla mia pelle…
…avvertivo il suo seno premere contro di me…
…le scostai i capelli zuppi dalla pioggia…carezzai quelle gote rosse su quella pelle candida…sangue versato su manto innevato…un’immagine impura…
…il sangue mi divampò nelle mie vene…
…la baciai ardentemente…
…
…
…mi ritrovai nel giardino di allora ad osservare quelle rose che a Laura piacevano tanto…adoravo osservare la sua indecisione…guardava il fiore, senza coglierlo…esitava consapevole che, una volta reciso, a poco a poco sarebbe appassito…ma, d’altra parte, il tempo non è solito essere più clemente…e restava assorta per molto prima farlo…
…
…
…quella sera sotto la pioggia, in quel giardino custode del tempo che fu, ai piedi dell’angelo invidioso…
…
…colsi quel fiore…
A Sad Story - Chapter Two (Laura Pt.I)
...Laura….
…rammento ancora il giorno in cui vi incontrai…eravamo bambini allora…è stato così tanto tempo fa che dovrei aver obliato ogni cosa…e invece ricordo perfettamente quei momenti quando vi vidi passeggiare nel giardino carezzato dai primi raggi di una timida primavera…gli alberi erano in fiore e stormivano della leggera brezza serale…
…ricordo che passeggiavate assorta con una rosa rossa in una mano, tenuta così delicatamente perché le sue spine non vi ghermissero…avevate la folta chioma corvina ondeggiante nel vento e sovente vi passavate la mano fra i capelli, come a cercare con la vostra fragilità di domare la forza della natura…eravate bella…così affascinante, circondata da fiori di mille colori chè sembravano sbocciare al vostro passaggio: un’omaggio di bellezza alla bellezza… essi sembravano dire: “Fanciulla, ammirateci ora, nel nostro candore, poiché quando sopraggiungerà l’inverno ed il gelo, di noi non resterà traccia se non uno stelo esamine e petali appassiti…” …e voi lo sapevate…sapevate il crudele destino che avrebbe atteso quei dolci sorrisi…e sapevate di essere un sorriso anche voi…un fiore delicato…in attesa dell’inverno che gli umani chiamano vecchiaia….anche il vostro stelo sarebbe appassito un giorno ed i vostri petali avrebbero perso la vita….
…ma ciò non fu….
…un male precedeva il vostro inverno…un autunno gelido, imprevisto…ma quel giorno, in quel giardino, non lo potevate immaginare…
…continuavo ad osservarvi, rapito dalla delicatezza del vostro passo…e decisi di seguirvi…
…vi seguii fino al cuore del giardino innamorato della vita, facendo attenzione a non farmi notare…
…ma oggi, credo voi sapevate ch’io c’ero…forse vi faceste seguire di proposito lungo quei sentieri…e lasciavate cadere intenzionalmente quei petali rossi, in maniera che io li raccogliessi…forse foste voi a notarmi per la prima volta…
…ahimè com’è ingenuo il cuore umano nella propria saccenza…egli crede di avere il controllo sugli eventi esterni…esso s’inganna, come il più testardo degli uomini che non vuol cedere ad inevitabile morte…la speranza, i sogni, sono prerogative che tanto distinguono gli esseri mortali…cos’è la speranza se non una scommessa contro la sorte?…cosa sono i sogni se non strumenti concessi per ottenere ciò che nella realtà non è permesso di ottenere? Può l’uomo controllare il proprio destino?…e perciò trae soddisfazione dall’illusione?…o consolazione?…tutt’ora non riesco a capirlo…ma sto divagando…
…Laura arrivò alla grande fontana del giardino e vi si sedette…e iniziò a guardare nella mia direzione: capii che era consapevole della mia presenza…
Uscii dunque dal mio nascondiglio e mi diressi verso di lei…e mano a mano che mi avvicinavo, si faceva sempre più bella…quelle simpatiche fossette agli angoli della bocca mentre mi sorrideva, quelle guance esaltate dalla luce del sole che tramontava, quegli occhi profondi come il mare e velati come le nuvole…i suoi capelli parevano seta e riflettevano degli ultimi raggi del pomeriggio…
…mi sedetti vicino a lei, sul bordo della fontana…
…non dissi niente…la fissavo…lei mi fissava…mi porse entrambe le mani…
…senza riflettere le porsi i petali che aveva lasciato cadere ed io avevo con tanto amore raccolto e custodito…mi sorrise di nuovo…mi prese la mano…
…da quel giorno ci incontrammo molte volte in quel posto…chiacchierando e poi contemplando in silenzio quel sole che se ne andava alle nostre spalle…
…ma un giorno le cose cambiarono…io la aspetta per ore chè il sole si era già coricato da un pezzo…e lei non era venuta…
…non era mai accaduto in tutti quei mesi passati ai piedi di quella statua sita al centro della fontana…tornai il giorno dopo, poi il giorno dopo ancora e così via…Laura se ne era andata…
…passai intere notti insonni a tormentarmi del perché ella mi aveva lasciato senza neanche un ultimo saluto, o un motivo…mi ritrovai solo…solo nella mia camera a ripensare ai momenti trascorsi serenamente…
…quanto ho pianto…
…poi lo seppi…Laura era stata costretta dalla famiglia a partire per motivi di danaro…di fatti era nata in una famiglia povera ed era la quinta ed ultima figlia…
…quanto maledissi la sorte…perché io avevo la fortuna di essere nato in una famiglia così agiata…?
…fu allora che compresi il motivo per cui si recava ogni giorno nel mio giardino…non era solamente perché affascinata da quelle forme e colori come mi raccontò…ma era come se per qualche ora lei si trasformasse nella principessa di quel regno…quel regno che prendeva forma nella sua testa e si materializzava nel mio giardino incantato…lei non passeggiava per piccoli sentieri lastricati da pietre sconnesse, ma in larghe strade addobbate a festa…non raccoglieva semplici fiori, ma bouquet che i suoi sudditi le donavano…e non si sedeva su un semplice muretto di pietra, ma sul trono del suo regno…ma soprattutto, non teneva la mano del principe che la famiglia le aveva predestinato…teneva la mano di colui che l’aveva salvata dalla solitudine di quel regno incantato e dagli inganni della propria mente…
…ma nel luogo in cui era stata condotta non vi erano giardini in fiore…non vi era modo di fuggire dalla realtà…
…lei era sola…
…ed io pure…
___________________________________
Ho dovuto dividere in due parti la storia perchè si è fatta più lunga di quel che pensavo...Di seguito posto anche una canzone che è stata di grande aiuto alla mia fantasia...:)
||Dark Sanctuary||
::The Garden of Jane Delawney::
||Exaudi Vocem Meam||
The poet's voice lingers on
His words hanging in the air
The ground you walk upon
Might as well not be there
Might as well not be there
I'll take you through my dreams
Out into the darkest morning
Past the blood-filled streams
Into the garden of Jane Delawney
Into her garden now...
Though the rose is there
Don't pluck it as you pass
Or the fire will consume your hair
And your eyes will turn to glass
Your eyes will turn to glass
In the willow's shade
Don't lie to hear it weep
Or its tears of gold and jade
Will drown you as you sleep
Will drown you now...
Jane delawney had her dreams
That she never did discover
For the flow that feeds the streams
Is the lifeblood of her lover
Is the lifeblood of her lover
And the purifying beams
Of the sun will shine here never
While the spirit of her dreams
In the garden lives forever
Lives forever now...
_______________________________
...Procuratevela!!!!!!!!!
In attesa di mettere insieme le idee per il secondo capitolo, posto questa canzoncina risalente a circa un anno fa...spero piaccia...:)
...
There was a child a long time ago
Far in a village, covered in snow
He lived in a house, only one room
A flower for friend, always in bloom
People came, knocking his door
Flower fell, down on the floor
The little child was leaving
And his friend withering
Many a year have passed by
The world, in his little eye
The people, so nice at first
Became like a dream, the worst
Far from his dear friend
Close to the fall, to the end.
In a medow of hate and lies
No sign of love, trust or wise
Finally the forgotten path..
By cold, child was wrapt
Opened his door, beloved nest
Only one petal, before the last
He sadly cried for his flower
Rivers of tears on his blunder
Fell down on dieing leaves
And last one, finally ceaced
Snow kept falling down
On his house a white crown
Warm water along his face
Gathereing deep, in a hidden place
The darkest room ever seen
No light left, only a dream:
One candle and a book of rhyme
In a corner, waiting to shine
...
Un bacio a tutti e a presto!
A Sad Story - Chapter One (Sunset)
"...è stato in un giorno come questo che tutto ha avuto inizio...un giorno di pioggia, malinconico...un giorno che si nutre di speranza per secernere tristezza...ricordo ancora quella sensazione...quella dolce malinconia: era come se quel tramonto velato di nubi mi stesse sussurrando una ninna nanna di tenera follia...guardavo attraverso la finestra...guardavo la pioggia cadere...era così rilassante...
...ripensavo al passato e ne soffrivo...pensavo a Laura...a quando la sua allegra spensieratezza dipingeva le mura di questa casa...ora vuota...ripensavo al suo viso...alle sue piccole mani e a quanto provavo piacere nel riscaldarle fra le mie, facendo arrossire quel candido viso angelico...tendevo la mano, come a sfiorare con delicatezza quei capelli color della notte, disegnando costellazioni con dita tremanti...e mi inebriavo del suo profumo...di lei...
...tutt'ora ne rammento...
...ma destino, o sfortuna che sia, volle separarla da me...
...le sue mani si fecero ancor più gelide...ed il suo viso si dipinse di nuovo colore...
...il colore della Morte...
...con lei se ne andarono i giorni felici ed arrivarono i giorni funesti...giorni in cui mi rendevo sempre più conto che tutto era perduto...
...e piansi...
...e maledissi l'Eterno ed il suo gioco dalle insensate regole...
...mi ritrovai seduto, davanti ad una finestra, a contare le lacrime che il cielo versava per la mia solitudine...
...fu allora che la intravidi...dopo molto tempo mi accorsi che mi stava fissando...una figura indefinita, giu in giardino...
...in me si riaccese qualcosa...non saprei spiegare il come ed il perchè: spronato da un desiderio mascherato, corsi giù per le scale e mi lanciai in giardino...ma (Lei?) era sparita...
...tutt'oggi non comprendo il motivo per cui mi lanciai nella boscaglia alla ricerca di ciò che poteva essere stato un miraggio....o uno scherzo del cuore...ma lo feci...vagai per non so quanto fino a trovarmi perso in un luogo che non conoscevo...
...ma non era così...quel luogo era sempre stato dentro di me...fui io ad obliarlo per non morire d'angoscia...
...una rosa rossa...una rosa di passione me ne ricordò...
...la vidi ai piedi di un albero...
...mi avvicinai... e fu allora che caddi in ginocchio con le lacrime agl'occhi...
...su quell'albero erano incise le mie iniziali e quelle di Laura: dolore...
...rimasi stordito a fissare quel tronco e rammentavo il momento in cui, molto tempo prima, condussi la mia amata in quel luogo... quel giorno in cui velai i suo occhi e la invitai a seguirmi... guidandola, ella mi seguiva con passo incerto...giunti che fummo ai piedi dell'albero le presi dolcemente la mano e con una punta la guidai a scrivere ciò che tutt'oggi è leggibile...per chi ha gli occhi del cuore...
...quando vide ciò che avevano disegnato le sue esili braccia, voltandosi verso di me, mi baciò come il tramonto bacia i batuffoli cotone sospesi nel cielo...e ci giurammo eterno amore sotto quelle lettere...
...nel ripensare a tutto ciò svenni...
...ma arrivò Lei...io non la vidi...ma avvertii la sua presenza...
...mi carezzò il viso: la sua mano era gelida: "Laura...", pronunciai con la mente quel nome...
"Shhh..."...e le Sue dita scesero lungo il mio collo, graffiandomi leggermente il viso...ma non provai dolore...la morte stava per avvolgermi, ma non sentivo più niente: chè fosse ciò cui tanto bramavo?
...fu un attimo...labbra fredde...un piccolo acuto dolore mi riportò alla realtà: sentivo il suo bacio e mi piaceva...se pure assassino era intenso, tale da far battere il mio cuore all' impazzata ...
...fino a rallentare...sempre più...sempre più...
...giacevo a terra con gli occhi stanchi...ma la vidi...mi fissava dall'alto...
...non era Laura...."chi sei tu...?"...riuscii con tutte le mie forze a proferire questa ultima frase prima di svenire...
...e non so se fosse nel sonno che subito mi colse o nella realtà del mio corpo che stava morendo...ricordo solo un nome..."
...Christabella...
...un bambino viziato che gioca con i soldatini...
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Lord Getsemane
...The Garden...
Souls in The Garden
Croce...
...e Delizia
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